Postcolonia Italia – Confessionale#02

Postcolonia Italia – Confessionale#02
22 Marzo 2017 Alessandra Ferlito

Oggi, con la presentazione della performance “Milite Ignoto” si conclude questa prima tappa di Postcolonia Italia, resa possibile grazie alla presenza e partecipazione di Alessandra Ferrini, Medhin Paolos e Alan Maglio, Muna (e Sherif) Mussie; grazie all’ospitalità del S.a.L.E. Docks di Venezia e al supporto del Centro Studi Postcoloniali e di Genere di Napoli.

Una conclusione che, all’interno del mio percorso di ricerca, apre la strada a un nuovo inizio; a una nuova ri-elaborazione teorica che prenderà forma dalla ‘messa in pratica’ di queste settimane veneziane. Finora, ciascun incontro è stato un invito alla discussione con gli autor* invitat*. Personalmente ho provato a tessere una rete condivisibile, partendo dai fili che accomunano le differenti voci in programma. A queste voci non ho sottratto la mia: ho condiviso la prospettiva di ricerca che mi sta guidando, le domande che più mi stanno a cuore, le questioni in cui credo fermamente. Senza averlo premesso, ho tentato e sto cercando di intervenire il meno possibile, per lasciare spazio alle ‘opere’, convinta che queste chiariscano abbondantemente i motivi che mi hanno portata a scegliere proprio loro per parlare dell’Italia come ‘postcolonia’.

Alessandra Ferrini, “Negotiating Amnesia” (2015), still da video.

Adesso sto raccogliendo e riordinando le osservazioni (più o meno critiche, più o meno accese) ricevute nel corso del workshop con Alessandra Ferrini e a seguito delle due proiezioni (quella di “Negotiating Amnesia” e quella di “Asmarina”). Noto che alcune riflessioni sono ‘nuove’ rispetto al mio percorso, mentre altre le potrei citare tra le “domande ricorrenti”.

Torno a confrontarmi, ad esempio, con le osservazioni di chi trova problematico l’uso del termine postcoloniale – ritenendolo ‘prematuro’ (poiché siamo ancora in una società ancora a tutti gli effetti ‘coloniale’, che senso ha parlare di post?), da una parte, oppure obsoleto, dall’altra. Incrocio lo sguardo di chi si chiede per quale motivo vale la pena di focalizzarsi ancora sulla ‘questione postcoloniale’, dal momento che agli ex-colonizzati (limitatamente al mondo dell’arte) è stato ormai riconosciuto uno spazio entro la ‘modernità’. Mi relaziono alla volontà ‘anti-aderente’ di chi teme i rischi del ‘commercio globale’.

Postcolonia Italia avrà la sua seconda tappa: mi convinco che è il caso di insistere.

Ho ribadito più volte che il postcoloniale per come lo intendo io – e molt* altr* prima di me – non coincide con la fine o la morte del ‘coloniale’, né vuole fornire una cornice spazio-temporale in cui confinare la ‘alterità’ degli ‘ex-colonizzati’. Anzi, esso riguarda certamente anche gli ‘ex-colonizzatori’ e indica l’intenzione di ‘piegare’ la linearità presunta della Storia Ufficiale, di ‘tagliare’ criticamente la sua narrazione. Postcoloniale significa volere fare i conti con gli effetti, le conseguenze, le permanenze e i postumi del coloniale. Un bilancio che ci riguarda tutti, a livello ‘planetario’, anche se in molti rifiutiamo ancora di ammetterlo.

Sto provando a mettermi in gioco (in discussione, in crisi) insieme agli altr* partecipant*, senza pre-meditare troppo sulle mosse da compiere, senza offrire la garanzia di una o più risposte ‘esatte’, risolutive, definitive. L’esordio di Postcolonia Italia è stato segnato dalle due giornate di workshop con Alessandra Ferrini, e questo poter ‘teorizzare nel fare’ mi ha fatto venire voglia di trattare l’intero progetto come un laboratorio totale, dove posso sperimentare – insieme a, affianco, con altr* – una via da condividere. Senza averlo troppo programmato, alla ‘messa in scena’ dell’evento sto preferendo una ‘messa alla prova’ dell’incontro e del confronto che possa investirci tutt* allo stesso modo e in uguale misura.

A più tardi.

Alessandra Ferlito
Curatrice, giornalista e dottoranda in studi internazionali presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Studia e pratica la curatela attraverso collaborazioni continuative con artisti e teorici. Da sempre interessata alla relazione tra atto creativo, contesto e processo di formalizzazione.