OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

OLTRE IL SENSO DEL LUOGO
2 Febbraio 2017 Alessandro Aiello

 

William S.Burroughs in azione.

2.2    “Oltre il senso del luogo” era il titolo di un libro degli anni 90 (credo) che analizzava gli effetti della Televisione sulla Geografia. Ho pensato ad un’opera di distruzione simile quando sono andato in un centro commerciale con le mie cuffie-microfoni in testa ed il registratore dentro la borsa. Si tratta del metodo più infido e pervasivo: le persone pensano che io stia ascoltando musica ed invece registro i suoni.

Lo standard ufficiale della registrazione binaurale (che in poche parole riproduce l’ascolto tridimensionale umano) è la testa sonora della Neumann che ha un prezzo ufficiale di 7400 euro. E’ un sistema costoso e piuttosto vistoso e quindi col tempo ho sperimentato altri 2 sistemi economici: le cuffie/microfoni Roland costano poco meno di 100 euro, registrano i suoni in maniera abbastanza fedele ma non riescono a riprodurre bene la spazializzazione dei suoni nell’ambiente.

Ho poi comprato un sistema più professionale, progettato dalla ditta americana Core Sound modificando 2 minuscole capsule omnidirezionali Matsushita/Panasonic. Il prezzo era piuttosto alto (circa 600 euro) ma infine ne valeva la pena.

 

Ho presto capito che per ottenere un effetto di immersione nei suoni bisogna badare ad essere sempre circondati dai suoni, e quindi progettare i percorsi più intimi, in mezzo alle persone, a volte molto molto vicino a loro. Si tratta di una performance vera e propria.

Al Centro commerciale c’era un certo frastuono, tipico del sabato pomeriggio, i suoni delle persone e della musica diffusa nei lunghi corridoi e negli slarghi rivelavano in maniera confusa l’architettura del luogo. Quando entravo nei negozi c’era meno chiasso ma la musica che veniva fuori dagli altoparlanti (con volumi e diffusioni sonore sempre diverse) in effetti la musica rendeva acusticamente molto simili e privi di identità spazi che visivamente erano abbastanza differenti tra loro…

Soltanto nella libreria del Centro commerciale c’era un relativo silenzio ed ho trovato molto gradevole la maniera in cui i gridolini di 2 bambini che giocavano facevano capire piuttosto bene come era fatto l’ambiente nel quale mi trovavo.

Date queste premesse, le registrazioni in altri Centri commerciali si assomiglierebbero troppo tra loro.

2.3    Vi sono per fortuna altri luoghi dove i riti sociali sono più interessanti dal punto di vista sonoro.

In aeroporto i suoni sono abbastanza rarefatti, anche perché gli spazi sono molto ampi. Le stazioni ferroviarie sono tutte piuttosto rumorose per via dei rumori del ferro e dei motori dei treni, quelle più piccole però possono riservare delle sorprese (quella di Giarre per esempio) a volte possiamo avere anche il suono di uccellini ed è più facile circondarsi delle conversazioni delle persone che aspettano il treno. Gli studiosi definirebbero tutto ciò come Paesaggio Sonoro “ad alta definizione” ed in effetti in un ambiente nel quale non c’è tanto rumore in sottofondo ci stupiremo constatando la posizione delle sorgenti sonore, il loro avvicinamento ed il loro allontanamento da noi (se avremo l’accortezza di rimanere quasi immobili mentre i suoni si muovono attorno a noi).

In altri casi capiremo subito che dobbiamo essere noi a camminare in mezzo ai suoni e ad attraversarli.

Forse non esiste un metodo, una tecnica di registrazione assolutamente scientifica (ammesso che questo ci interessi fino in fondo) dal momento la registrazione di un luogo è una rappresentazione dello spazio e del tempo molto diversa da quella che fa la fotografia oppure il video. Lascio comunque a voi queste scoperte.

Stefano Zorzanello ha paragonato il suono alla scia che una nave lascia sul mare, e la scrittura ai solchi di un aratro dentro la terra. Mi è capitato una volta di osservare la fotografia al microscopio elettronico dei solchi di un disco in vinile. Non v’era nulla di regolare e perfetto nemmeno in quel caso. Al contrario: la superficie di un cd non rivela granché, solo alcune particelle simili ai batteri.

2.4    Torniamo ai luoghi. Proprio ieri ho scoperto all’ufficio postale un suono nuovo, emesso dal display elimina-code; si tratta del suono di scorrimento di schede metalliche numerate. Credo possiamo chiamarlo un marcatore sonoro, dato che tutti gli altri suoni (a differenza delle suonerie dei cellulari) non saranno tanto cambiati nel corso degli anni.

Nella sezione “Impronte sonore” dell’Archivio dei Suoni (la definizione è dello stesso Murray Schaeffer) ho raccolto registrazioni di eventi di tipo religioso come la vendita all’incanto e la processione della Madonna a Puntalazzo (in provincia di Catania) ed un curioso evento di quartiere, sempre a Catania, dove una candelora, tante famiglie, i devoti a Sant’Agata, un religioso ed un cantante neo-melodico hanno sviluppato un racconto sonoro molto complesso e ricchissimo di particolari.

2.5    Mercato del Bestiame. Ormai ne sono rimasti pochi per via della regolamentazione igienico-sanitaria. Ho circa 65 minuti di suoni umani ed animali registrati 14 anni fa al Mercato di Piazza Armerina e mi stupisco ancora della ricchezza di dettagli. Anche le riprese video che abbiamo fatto non sono affatto male ma quando ascolto i suoni in cuffia è come se vedessi ancora di più.

Se volessimo trovare animali in città, pochi di essi si fanno sentire e quindi “esistono” acusticamente. Gli uccelli, più che altro, che hanno adeguato al rumore della città il loro sistema di comunicazione. Gli altri animali li troviamo nei negozi, in gabbia. Ho registrato anche quelli.

2.6    Classificazione dei suoni (e quindi del mondo e delle attività umane). Vediamo a confronto varie raccolte in cd, alcune premettono criteri più o meno scientifici, altre (come la collana Vedette) raccolgono a caso i rumori, mischiandoli in maniera buffa.

 

2.7    Tra il silenzio e il suono sussiste una relazione paragonabile a quella tra il vedere e l’essere ciechi? Rispetto alla vista la cecità è ciò che il silenzio è rispetto al suono? […] Rispetto alla vista la cecità è quello che la sordità è rispetto al suono. La cecità è uno stato interiore. Si sa che il mondo esterno rimane pur sempre visibile; quel che è andato perduto è soltanto la facoltà di vederlo. Nel caso del silenzio, invece, il mondo esterno dei suoni non esiste, non ha una vita propria. E’ inghiottito dal silenzio […]. Ovunque si guardi, l’intera superficie della retina è occupata da ciò che si presenta alla vista, mentre nella posizione di ascolto non tutti i suoni avvertibili vanno a costituire l’oggetto della percezione auditiva. Nell’oscurità totale la vista è inutilizzabile. Nel silenzio totale non diremmo mai che la facoltà dell’udito è inutilizzabile, ma semplicemente che in quel determinato momento non c’è nessun suono da udire. Pare quindi che non sia possibile stabilire nessun parallelismo visivo alla distinzione tra silenzio e suono. I suoni vanno e vengono, a differenza degli oggetti che si presentano alla vista.

Dal libro “Il dono oscuro” di John M.Hull (titolo originale: “Touching the rock. An experience of Blindness”, 1990)

2.8    Giustamente non è facile da spiegare ma spesso il suono di un evento è più interessante della sua immagine stessa. Soprattutto quando ne abbiamo ascoltato la registrazione meccanica e ricostruito un’ immagine dalla sua assenza.

Nulla di nuovo in fondo.

 

 

Alessandro Aiello
Nato a Catania nel 1961, dove vive e lavora, è autore di video di ricerca, documentari, drammi radiofonici, opere audio, collages su carta.