LA MACCHINA CHE VISSE 2 VOLTE

LA MACCHINA CHE VISSE 2 VOLTE
14 dicembre 2017 Alessandro Aiello

 

Un piccolo amplificatore in cortocircuito iniziò ad emettere suoni inauditi. Allora pensai: Se questo può succedere incidentalmente, cosa può accadere di proposito?

E se può verificarsi in circuito che non si suppone possa suonare, cosa può succedere se facciamo lo stesso con tastiere, radio ed a tutto quello che genera suoni?

Reed Ghazala.

 

(composizione che ho realizzato con una tastiera Casio SK1 modificata e relativa forma d’onda)

 

 

 

 

Mentre stavo intervistando un amico musicista sulle sue attività musicali, questo ha tirato fuori una tastiera giocattolo Casio. Con una storia travagliata: comprata da qualcuno negli anni ’80, finita nelle mani di un bender americano che l’aveva modificata e venduta ad un gruppo musicale, arrivata infine tra le mani dell’amico che dovrebbe revisionarla e riportarla in funzione…

Nei mesi seguenti ho comprato su ebay una prima tastiera Casio, modificata da un inglese (foto 1).  Quando ho iniziato a suonarla, azionando la tastiera ed i vari interruttori che agivano sul circuito (12 + 3 manopole) ho iniziato a comprendere il senso musicale e le implicazioni filosofiche di questa pratica esoterica. In seguito ho comprato (sempre su ebay e ancora ad un prezzo piuttosto contenuto) un’altra Casio SK1 modificata (foto 2).        Un altro bender britannico ci aveva scritto sopra a pennarello “Table Beast – Synth Killer”, aveva costruito un pannello sulla plancia della tastiera con 16 prese (+ 1 filtro ed un altro controllo) per collegare tra loro i vari punti del circuito per mezzo di cavetti. La macchina è basata su un progetto piuttosto diverso dalla precedente SK1 e può generare possibilità sonore più ampie.

Anche stavolta ho sentito in qualche modo il pensiero di chi l’ha progettata e costruita sovrapporsi a quello di chi l’ha modificata, trasformandola in uno strumento musicale bizzarro ed unico rispetto alle sue ex-sorelle Casio SK1, prodotte industrialmente ed inevitabilmente tutte uguali tra loro.

In poche parole, una tastiera di questo tipo, per com’è stata progettata (e commercializzata) sfrutta anche meno del 10% delle potenzialità offerte dal proprio circuito. Che rimangono quindi latenti.

 

La Casio SK1, anno di produzione 1985 (vedi pubblicità) era un modello di tastiera giocattolo molto popolare, uno strumento didattico pensato per bambini e ragazzini. Nelle specifiche tecniche leggiamo: 8bit- 9,38KHz.              Nel 1987 la Casio produsse il modello SK5, con l’intenzione di essere presente sul mercato con un vero strumento musicale, un sintetizzatore.

 

Un tutorial che riguarda il circuit bending della Casio SK5

 

Il mercato delle “circuit bent keyboards” è piuttosto curioso: troviamo su internet (a prezzi che vanno dai 150 ai 250 euro) vari modelli di tastiere modificate Yamaha (con diversi modelli) e Casio (SK1 ed SK5, particolarmente predisposte ad essere modificate per via della loro struttura costruttiva). Troviamo poi gruppi organizzati (come circuitbenders.co.uk) che assicurano un servizio certificato che funziona così: spedisci la tastiera da modificare e loro faranno il lavoro seguendo uno standard definito per ogni modello di tastiera, ineccepibile anche dal punto di vista estetico (la tastiera modificata sembrerà uscita fuori da un negozio!).

Su youtube troverete una ventina di utenti che esibiscono i loro bending (spesso senza rivelare i propri segreti) ma anche siti con consigli e tutorial (come Gadget Hacks) allo scopo di iniziare i meno esperti a queste pratiche.

Già sul finire degli anni ’60 Reed Ghazala, padrino del Circuit bending (ed autore del libro “Circuit-Bending: Build Your Own Alien Instruments” ) ed inoltre costruttore di creazioni estremamente fantasiose (ma anche di strumenti elettronici commissionatigli tra gli altri da Tom Waits,  Peter Gabriel, King Crimson) con la sua “Anti-teoria” afferma che sarebbe addirittura meglio sconoscere l’elettronica perchè “dato che il circuitbend è energia che fluisce attraverso i cortocircuiti (eventi che non sono in ogni caso previsti in un circuito) you have to think different”!

 

Ciò che può dare senso a queste pratiche fondate su una Scienza non-esatta è soprattutto la prospettiva della temporaneità, della continua ricerca e del fallimento (il circuito che non regge i cortocircuiti).

Casper Electronics è una compagnia fondata negli Stati Uniti nel 2000, specializzata nella modifica in serie di strumenti musicali e giocattoli sonori, primo tra tutti lo “Speak&Spell” Prodotto da Texas Instruments nel 1978, arrivato in Italia con il nome “Grillo Parlante”.  Esempio di come specialmente un gioco per bambini può diventare uno strumento musicale perverso…

Ho notato una certa divisione tra le due comunità:  i “tecnici” sembrano più concentrati sulle attività sperimentali in laboratorio e meno sulle applicazioni artistiche/espressive di queste pratiche,  i musicisti invece focalizzano il loro interesse sulle applicazioni.

Sappiamo come gruppi come Autreche e Daft Punk abbiano basato le loro intuizioni musicali sui suoni del Circuit bending, Portishead, Fatboy Slim, Meat Beat Manifesto, Chemical Brothers, Bloodhound Gang, REM e Bloc Party ed altri hanno invece impiegato questa estetica sonora in maniera più utilitaristica. Un po’ come in genere vengono usate le immagini demodé del super8 nei videoclip.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

foto 2

 

 

foto 1

 

Il sito internet dell’olandese Gieskes e quello di Asmo

 

 

 

Le tastiere modificate assumono una notevole instabilità di comportamento che fa generare loro: situazioni molto rumorose e rabbiose in cui il suono sembra letteralmente auto-distruggersi. Riemergono i suoni originali della tastiera giocattolo, ma soprattutto aree di puro disordine in cui i suoni entrano in loop, si sovrappongono in strutture low-fy incredibilmente complesse ma sempre in qualche modo “intonate”, estremamente organiche e ricche di sfumature…

 

Casio SK10 in azione (circuit bending di Davide Iannitti)

 

 

L’estetica sonora del Circuit bending è un processo piuttosto ironico e temporaneo, che scorre trasversalmente tra noise, musica contemporanea, musica elettronica che timbricamente ricorda gli esperimenti di  Peter Zinovieff o di Delia Derbyshire, la muzak degli strumenti giocattolo ed all’improvviso, il Silenzio (quando il circuito va in blocco deve essere riavviato con un interruttore di “reset”).

Le reazioni di circuiti e componenti vecchi di oltre 30 anni possono dare ulteriori sorprese: mi sono accorto che nelle medesime regolazioni la macchina, a distanza di qualche minuto, si comporta in maniera differente.   Questo rafforza l’idea che il processo del corto-circuito è un sistema di ordine/disordine che si auto-genera continuamente e che ti conduce a volte attraverso combinazioni sonore che non hai scelto ma con le quali devi avere  a che fare (esattamente come accade in qualsiasi viaggio fisico).

 

Yamaha PSS 140 modificata e forma d’onda

 

 

 

 

Se ci pensiamo, i synth monofonici sul mercato sono macchine spesso complesse e costose (vedi i vari modelli Moog che costano –usati- sugli 800/1000 euro od i mitici ed introvabili Bukhla od ancora numerosi modelli prodotti da Mfb, Doepfer, Arturia, Korg, Waldorf etc. con i loro synth semimodulari dai 400 euro in su) macchine progettate per musicisti/professionisti piuttosto esigenti, che li suonano con differenti personalità e conoscenze teorico/tecniche. Certo, diversi musicisti elettronici creano musiche notevoli dal punto di vista espressivo ma in qualche modo subiscono la forza omologante di macchine prodotte industrialmente.

Io credo che le varie musiche elettroniche contribuiscono al consolidamento di una retorica del Rumore (che anche nei casi più estremi si confronta comunque con il senso estetico del musicista) che sempre di più ha abbandonato ogni connotazione di critica musicale/sociale/politica per riformulare e restituire in maniera più o meno istintiva e drammatica il rumore della città.

 

scatola di derivazione esterna/break out box per Casio SK5 (bending ancora a cura di Davide Iannitti)

 

Al contrario, mi piace pensare che una tastiera modificata col circuit bending inizi a pensare ed a sognare, che liberi un proprio desiderio da un destino segnato (che si ribella anche al concetto di “valore di mercato”) generando musiche imprevedibili ed esteticamente trasversali. Se vogliamo paragonarlo ad altre forme espressive, direi che Il Circuit Bending è per la musica ciò che il Found Footage è per il Cinema, una pratica implicitamente ludica, ecologica e politica, come nelle intenzioni movimentiste di Reed Ghazala.

Ecco quello che scrive Emily Reily in un articolo:

Circuit bending is a vast underworld of music-making that not everyone is aware of, but anyone can do. You don’t even have to get too technical; all you need is imagination and a little bit of ingenuity.

At its most basic, it involves taking an old kids’ toy from the 70s or 80s, opening up its guts, then manipulating the wires and circuits with tools or your fingers to make the toy’s “choo choo” or “two plus two” sound vaguely robotic and, if you’re lucky, slightly funky. New sounds can be mined from a Speak and Spell, a Game Boy, a Kawasaki toy guitar, or even a Furby, if he’s your man.

It’s hugely experimental — certain keyboards, synthesizers, even some appliances, can do the job too. The sounds that come out are obviously electronic, but also techy. You can get whooshes, whirs, gobbledygook, or garbage– buzzes, blips, static and fuzz. If something doesn’t come out the way you like, just try again.  A slew of artists have used circuit-bending in their songs, but their watermark is often hidden behind layers of guitar and synthesizer and often, it’s hard to pin down the details.

 

il link del sito internet di Reed Ghazala ed altri materiali interessanti

http://www.anti-theory.com/soundart/circuitbend/

http://www.instructables.com/id/Simple-ways-to-circuit-bend-a-toy/

https://it.emcelettronica.com/circuit-bending-italia

http://punto-informatico.it/4370174/PI/News/circuit-bending-vecchio-hi-tech-nuova-musica.aspx

 

Infine, la definizione di Wikipedia:

Circuit bending is the creative, chance-based customization of the circuits within electronic devices such as low voltage, battery-powered guitar effects, children’s toys and digital synthesizers to create new musical or visual instruments and sound generators.

Emphasizing spontaneity and randomness, the techniques of circuit bending have been commonly associated with noise music, though many more conventional contemporary musicians and musical groups have been known to experiment with “bent” instruments. Circuit bending usually involves dismantling the machine and adding components such as switches and potentiometers that alter the circuit.

Circuit bending is often practiced by those with no formal training in circuit theory or design, experimenting with second-hand electronics in a DIY fashion. Inexpensive keyboards, drum machines, and electronic children’s toys (not necessarily designed for music production) are commonly used. Haphazard modifications can result in short circuits, resulting in the risk of fire, burning, or electrocution.

 

Alessandro Aiello
Nato a Catania nel 1961, dove vive e lavora, è autore di video di ricerca, documentari, drammi radiofonici, opere audio, collages su carta.