DENTRO GLI STRUMENTI/2

DENTRO GLI STRUMENTI/2
6 Aprile 2020 Alessandro Aiello

Continuo a proporre una linea editoriale soggettiva e non molto tecnica, dedicata più alle musiche possibili che agli strumenti. Mi interessa soprattutto come interpretare i limiti ed i confini costruttivi delle macchine e riflettere sul pensiero di cui gli strumenti sono un’espressione e sul loro comportamento.

In questo secondo articolo il Volca FM (Korg) e Streichfett (Waldorf), 2 synth decisamente interessanti, considerando le rispettive vocazioni ed interpretazioni aleatorie.

 

 

VOLCA FM

La linea Volca è un progetto orientato verso la sintesi analogica, Il Volca FM è stato definito un sorprendente “Holy Grail della sintesi” ed è sicuramente tra i prodotti Volca più riusciti (con il Volca Drum).

Il Volca FM è un sintetizzatore polifonico a 3 voci basato sul noto Yamaha DX7/DXT II, il primo synth digitale della storia, creato dallo studioso americano John Chowning, commercializzato tra il 1982 ed il 1989 ed usato non solo da decine di gruppi mainstream ma anche da Cabaret Voltaire e Brian Eno.

Mentre il DX7 era a detta di tutti molto complesso e piuttosto difficile da programmare e da usare soprattutto dal vivo, questa ennesima e relativamente economica macchinetta in plastica (venduta poco al di sotto dei 150 euro) deriva da un’idea più semplice ma anche concettualmente più aggressiva. Volca FM è provvisto sempre delle caratteristiche (e sicuramente problematiche a livello ergonomico) manopole molto piccole ma garantisce suoni e possibilità spesso sorprendenti. I tecnici scrivono che la sintesi FM è basata su un’onda modulata da altre onde per produrre suoni; entrano poi in funzione gli operatori: chiamati “carriers” e ”modulators” (in tutto 32 combinazioni diverse, come dallo schema fornito con il synth) ed altri controlli come Envelop Generators, LFo rate, Algrtm (Algoritmo). Incrociando tutte queste combinazioni è possibile generare diverse strutture sonore, da quelle più minimaliste (sfruttando l’arpeggiatore) a quelle più caotiche. Il synth ha i suoi suoni: Volcanic/Music Box/E Bass/Morph Bass/E.Piano/BrassEns/Glass Pad/Classic Gt/Syringe/ ed un sequencer a 16 steps.

Trovo che per liberare le possibilità nascoste del Volca FM sia indispensabile collegarlo ad un effetto (il delay Boss D7, oppure Zoom Multistomp o Electro Harmonix Superego).

Esempio 1: sulle possibilità armoniche/minimali dello strumento

Esempio 2 ed esempio 3: Volca FM e strutture più aperte ed irregolari

 

 

 

 

STREICHFETT

 

Streichfett, prodotto dalla tedesca Waldorf, è uno string synthesizer interamente digitale che emula gli strumenti ad arco elettronici, caratteristici della musica del periodo 1975-1980. Questo è probabilmente il motivo che più attrae le persone che lo comprano, tuttavia lo Streichfett non è soltanto un’invenzione vintage destinata ai tastieristi virtuosi ed ai nostalgici, sebbene debba essere necessariamente comandato con una tastiera midi.

Ecco come viene presentato dalla Waldorf stessa:

Streichfett combines the best of the previously extinct species of String Synthesizers of the 70s and early 80s. Its dual sound engine features a fully polyphonic strings section and an eight voice solo section, which is essential for recreating classic movie sounds from the 70s and 80s. The Ensemble Effect provides depth and movement to the String Section, while the Effects section adds adjustable Phaser and Reverb. Additionally, the Animate Effect can be used to modulate the strings registration, allowing spectacular sound morphs.

Anche in questo caso l’utilizzo di un pedale è un invito naturale a trasformare una macchina originale e apparentemente bene educata in un versatile generatore di suoni e strutture oscure e caotiche. Lo Streichfett imita (in maniera non tanto realistica, secondo molti) violino, viola, violoncello, ottoni, organi e coro, ma consente di incrociare molteplici parametri in una visione musicale contemporanea. I comandi sono molto intuitivi ed invitano ad un’incessante, estatica esplorazione del flusso sonoro e della saturazione, direi inoltre che il confine tra musica e saturazioni tendenti al rumore è piuttosto labile…

Seguono 3 esempi della durata di 60 secondi ciascuno: ogni volta lo strumento genera suoni e musiche abbastanza diverse. O perlomeno queste sono le direzioni espressive che io (che non conosco affatto le note) ho intravisto.

 

1: lo Streichfett utilizzato con l’effetto Superego (Electro Harmonix).

 

Secondo esempio: con il Tender Octaver (Mooer), un pedale octaver polifonico che è stato pensato più che altro per i chitarristi. In quest’ottica è evidente come l’effetto tenda a diventare uno strumento musicale.

 

Le conclusioni di Enrico Cosimi sull’autorevole Audiocentralmagazine:

(…) la Waldorf ha voluto dedicare lo Streichfett alle colonne sonore dei film soft-porno di fine anni ‘70, inizio anni ‘80? Le colonne sonore di quei film erano piene zeppe di string machine, uno strumento in grado di fornire un suono affascinante, romantico, lussurioso e in grado anche di far risparmiare in produttori delle colonne sonore, perché con un solo strumento (semmai arricchito da una batteria elettronica) si riusciva a realizzare un’intera colonna sonora, realizzando musica molto facile, sottofondo ideale delle scene (…).

 

 

Terzo esempio: Lo Streichfett con il pedale delay costruito da Bobkat.

 

Infine, un’anticipazione. Sarà tra breve disponibile su BandCamp DATAPANIC: ORDINE e DISORDINE, il primo volume di una serie di compilations tematiche. Il progetto prevedeva che Ogni autore realizzasse una composizione di 60 secondi esatti.

Il progetto di questa linea editoriale tematica e no-budget nasce nel periodo di grande incertezza e inquietudine che tutti stiamo conoscendo.

E’ un’idea che in un certo senso ricorda l’entusiasmo della stagione delle compilations internazionali indipendenti su cassetta (e poi su disco) degli anni ’80 e ’90, quando la musica era un elemento fortemente relazionale e gli ascoltatori un riferimento concreto per chi faceva musica.

Ecco infine l’elenco delle persone che hanno ricevuto l’invito. La maggior parte di loro partecipano al progetto per il solo piacere di farlo e di questi tempi il desiderio è qualcosa di molto prezioso:

Ignazio Lago, Delfo Catania, Cesare Basile, Carlo Guarrera, Danio Catanuto, Piero La Rocca, Stefano Zorzanello, Gabriele Zaverio, Torst, Carlo Natoli, Massimo Olla, Dario Lo Cicero, Floriana Grasso, Elisa Abela, Eli Natali, Alessandro Grasso, LooZoo, Paolo Sorge, Werto, Angelo Sturiale, Vittore Baroni, Manfredi Clemente, Francesco Corrias, Riccardo Balli, Pietro Bonanno, Daniela Cattivelli, Davide Iannitti, Salvo Fallico, Dario Della Rossa, Massimo Palermo, Remo De Vico, Stefano Garaffa, Emanuele Poki, Johan Merrich, Virgilio Vecchio, Marco Saraceno, Antonia Gozzi, Simone Caruso, Rinus van Alebeek, Fabio R. Lattuca, Lady Lu, Andrea Caccia, Blank Rot.

 

Alessandro Aiello
Nato a Catania nel 1961, dove vive e lavora, è autore di video di ricerca, documentari, drammi radiofonici, opere audio, collages su carta.